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Hobby farming o l’orto “fai da te” diventa l’hobby più di modaOltre 1 milione di italiani sono degli hobby farmer. Per loro a breve un evento dedicato. Si chiama "hobby farming" e muove ogni anno un giro d'affari di oltre un miliardo di euro, coinvolgendo più di un milione di italiani ed 1,8 milioni di ettari.
È il trend di chi sceglie di passare il proprio tempo libero curando il proprio orticello: una comunità sempre più folta di impiegati, insegnanti e professionisti, appassionati del mangiar sano e dell'aria aperta, che dopo il lavoro si cambiano d'abito e imbracciano zappa e rastrello. Per loro il 16 settembre ci sarà un workshop sugli Orti Urbani ed il 1° dicembre un corso di formazione. L'hobby farmer, secondo l'identikit che ne fa Nomisma, è un uomo di 56 anni in media, generalmente pensionato (il 47,7 per cento), ma anche impiegato (il 12,2), operaio (il 9,3) o dirigente (il 2,2). Il più delle volte coltiva il suo terreno da almeno dieci anni, dedicandoci meno di dieci ore settimanali (fino a venti nel caso dei pensionati. Molto spesso ha una buona istruzione (il 46,3 per cento ha il diploma e il 21,1 una laurea) e si avvicina all'agricoltura non per tradizione né per motivi economici, ma mosso prevalentemente da input culturali: la convinzione e la fiducia in un'alimentazione sana e consapevole o la semplice attrattiva di un'attività all'aria aperta che permette di fare anche attività fisica. Il 38 per cento di loro lavora pezzi di terra avuti in eredità; l'88,6 per cento vi realizza un orto, il 65 per cento preferisce un frutteto, un vigneto o un oliveto. Si tratta mediamente di terreni che si aggirano intorno a poco più di un ettaro, mentre sempre più frequenti sono gli orticelli ricavati in piccoli fazzoletti di terra che spuntano come funghi dentro le mura cittadine e sostituiscono progressivamente i giardini privati. Queste cifre fotografano un fenomeno consistente, non più etichettabile come una moda passeggera ispirata dagli orti "vip" di first lady o di attrici di Hollywood, ma un fenomeno consistente e significativo, in grado di compensare parzialmente l'abbandono dei terreni agricoli tradizionali. |