pubblicato il 17 giugno 2016

Fertilizzanti e Fertirrigazione

Azoto, Fosforo, Potassio e Calcio. Generalità e caratteristiche

TAGS: Fertilizzanti, Fertirrigazione, Irrigazione

    I fertilizzanti sono un mezzo tecnico indispensabile per un agricoltura redditizzia che si pone l'obiettivo di raggiungere produzioni compatibilmente economiche e mantenere e sviluppare la fertilità del terreno.
"L'obiettivo essenziale della concimazione è quello di avere il terreno ad un livello nutritivo sufficiente per alimentare le piante e di mantenere il suo potenziale nutritivo in funzione dei bisogni futuri delle colture".


   Spesso il corretto uso dei ferilizzanti è reso difficile per la mancanza di informazioni chiare per l'agricoltore utilizzatore finale. La legge sui fertilizzanti decreto legislativo 75/2010 è piuttosto complessa: per fare un esempio in essa si trovano ammessi oltre 300 tipologie diverse di fertilizzanti e ammendanti.    
   Nella fertirrigazione l'utilizzo dei fertilizzanti è basilare; spesso nella pratica quotidiana si incontrano difficoltà nel loro corretto impiego, proprio per la scarsa conoscenza delle loro caratteristiche chimiche e della tecnica di impiego per la preparazione delle soluzioni nutritive.

   E' evidente che diventa indispensabile conoscere bene i termini in questione. Il contributo che può dare una onesta attività di divulgazione e formazione, è notevole: con essa si possono gettare le basi per accedere alle informazioni necessarie per avere maggior competenza, in modo che queste infomazioni possano essere di utilità per chi opera nella fertirrigazione, come gli stessi agricoltori e i tecnici agricoli.

   Affronteremo il settore fertilizzanti con varie sezioni, dove si potranno affrontare gli aspetti tecnici generali di conoscenza sugli elementi nutritivi, per poi passare a trattare i fertilizzanti stessi, suddividendoli secondo il loro principale impiego: i fertilizzanti  per la concimazione di fondo e di copertura; i fertilizzanti idrosolubili per fertirrigazione, che saranno trattati con particolare attenzione visto il loro specifico utilizzo per preparare le soluzioni nutritive; ed alcuni prodotti speciali come i prodotti per il trattamento antiocclusione & speciali  degli impianti fertirrigui.

AZOTO

L'Azoto ed i fertilizzanti azotati
Azoto (simbolo chimico N)
   L’azoto è un macroelemento plastico che presiede alla formazione dei tessuti vegetali e al loro accrescimento; determina l’allungamento dei fusti e dei germogli, potenzia l’assorbimento degli elementi nutritivi. L’atmosfera è la principale riserva d’azoto. La maggior parte degli organismi viventi però non possono utilizzare l’azoto atmosferico e quindi questi organismi dipendono dall’azoto contenuto nei minerali del suolo.
Una parte dell’azoto è presente nel terreno nella sostanza organica, in forme poco o lentamente disponibili per le colture.
Queste forme di azoto in forma organica si rendono disponibili per le colture solo dopo essere state “mineralizzate” dalla microflora del terreno, in forma prima ammoniacale e poi nitrica, cioè nelle uniche forme di azoto minerale che sono assorbite dalle radici delle piante.
La sua carenza nel suolo è spesso il principale fattore limitante per la crescita delle piante. Il processo mediante il quale l’azoto si muove attraverso gli organismi viventi è detto “Ciclo dell’azoto”. Gli stadi del ciclo sono tre:
1) l’ammonificazione
2) la nitrificazione
3) l’assimilazione
Ammonificazione

   Le superfici della terra e dei sedimenti marini sono ricoperti da sostanze organiche provenienti da organismi morti; la loro degradazione da parte di batteri ammonizzanti e di funghi viene chiamata mineralizzazione; se la sostanza organica è azotata, è detta ammonificazione poiché porta alla formazione di ammoniaca oltre che di anidride carbonica ed acqua.
Prima tappa del processo è l’idrolisi delle proteine ad amminoacidi, che avviene ad opera di enzimi proteolitici secreti da batteri e funghi.
A loro volta i microrganismi usano gli amminoacidi per formare le proprie proteine e liberano azoto in eccesso sotto forma di Ammoniaca (NH3) o ione ammonio. Alcuni tipi di batteri sono inoltre in grado di ossidare l’ammoniaca o lo ione ammonio, questa ossidazione viene detta nitrificazione, è un processo durante il quale viene liberata energia che viene utilizzata dai batteri come fonte primaria di energia.
Nitrificazione

   La Nitrificazione è un processo di ossidazione di composti ridotti dell’azoto; è un processo strettamente aerobico, attuato da due gruppi di batteri nitrificanti presenti nel suolo e nelle acque. Un gruppo ossida l’ammoniaca NH3 a nitrito NO2- ; l’altro gruppo ossida il nitrito NO2- a nitrato NO3-. Il processo serve per ottenere l’energia necessaria per fissare CO2 e per la sintesi degli altri composti organici. Nelle due tappe dell’ossidazione viene prodotto ATP.
Anche se le piante possono utilizzare direttamente lo ione ammonio, il nitrato è la forma in cui la maggior parte dell’azoto passa dal suolo alle radici per questo motivo i batteri hanno un ruolo fondamentale nel riciclaggio dell’azoto.
    Una volta che i nitrati si trovano all’interno delle cellule vegetali, sono ritrasformati in ione ammonio (assimilazione) e richiede energia, gli ioni ammonio vengono poi trasferiti a composti contenenti carbonio per produrre amminoacidi e altri composti organici azotati necessari alla pianta. Nonostante il ciclo dell’azoto appaia completo e autosufficiente, in realtà i nitrati sono continuamente persi nel suolo e rimossi quindi dal ciclo. Inoltre i nitrati sono perduti in seguito alle attività di alcuni batteri che vivono nel terreno che in assenza di ossigeno scindono i nitrati liberando l’azoto che torna all’atmosfera e utilizzando l’ossigeno per respirare, questo processo è detto denitrificazione, nonostante queste perdite il ciclo non si esaurisce.
Inoltre esistono batteri, detti azotofissatori (gen. Rhizobium), che sono in grado di fissare l’azoto atmosferico e di renderlo disponibile alle piante con cui sono in simbiosi (generalmente appartenenti alla famiglia delle Leguminosae).
Fertilizzanti semplici azotati
   Urea: è il fertilizzante con il maggior titolo azotato, 46% di Azoto, e il minor costo per unità fertilizzante. La molecola dell’urea è molto semplice, due gruppi amminici NH2 uniti ad uno chetonico CO. In presenza dell’enzima ureasi e di acqua può decomporsi in ammoniaca e anidride carbonica secondo la reazione:
   NH2CONH2 + H2O > 2NH3 + CO2
Proprio per questa sua possibilità di sviluppare ammoniaca per idrolisi, viene anche utilizzata come fertilizzante per i terreni coltivati.
   L’urea, immessa nel terreno, viene trasformata immediatamente in ammoniaca, in tempi che variano in funzione della temperatura e del contenuto in sostanza organica del terreno, dalle poche ore ai 3-5 giorni.
Elenchiamo alcune particolarità dell’urea: a) l’Urea finché non è idrolizzata non è trattenuta dal potere assorbente quindi scende nel terreno come i nitrati. Nel momento in cui viene idrolizzata si comporta come l’ammoniaca la quale viene assorbita nel terreno. b) Le perdite causate dal dilavamento nel terreno sono limitate in quanto l’idrolisi è un processo immediato.
   Solfato ammonico
: Contiene il 20-21 % di azoto ammoniacale e il 23-24 % di zolfo (S) pari a 60-61% come SO3 . E’ stato per molto tempo il fertilizzante più utilizzato per effettuare le concimazioni di fondo. Infatti, il catione ammoniacale si fissa con il potere assorbente del terreno.
   Nitrato ammonico
: contiene azoto nitrico e ammoniacale in uguale quantità. Unisce gli effetti positivi del nitrato di calcio e del solfato ammonico, può essere utilizzato in qualsiasi stadio di sviluppo delle colture. L’azoto in esso contenuto è molto solubile in acqua, ma il concime prodotto con il titolo del 26%, non è idoneo per la fertirrigazione, perché contiene anche calcare insolubile. Il nitrato ammonico al 33-33,4% di azoto è invece perfettamente solubile, ma a determinate condizioni può essere esplosivo e va quindi trattato con una certa cura, evitando di farlo venire a contatto con sostanze organiche, benzina, gasolio o altri idrocarburi.
   Nitrato di calcio
: 15,5%N-NO3 e 26,5%CaO, ha un effetto prontissimo e viene rapidamente assorbito dalla pianta, ma altrettanto rapidamente può essere lisciviato. Il titolo è basso e il costo è elevato, pertanto il suo uso è giustificato soltanto per colture di pregio, nelle quali si vuole avere una risposta immediata. E’ un fertilizzante molto impiegato in fertirrigazione.

FOSFORO
Il Fosforo ed i fertilizzanti fosfatici
  
Il Fosforo è un macroelemento (simbolo chimico P) che si trova come composto base degli acidi nucleici, nelle sostanze di riserva dei semi, nei composti energetici (ATP, ADP).
Il fosforo nel terreno

Contenuto di fosforo nel terreno: da 0,02 a 0,15%.
Dal 20 all’80% si trova sotto forma organica.
   L’elemento è quasi sempre presente come anione dell’acido ortofosforico (H2PO4-) e come tale viene assorbito dalla pianta.
I fosfati, con riferimento alla nutrizione delle piante, possono essere suddivisi in tre frazioni:
a) fosfati solubili
b) fosfati disponibili
c) fosfati insolubili
  a
) La solubilità dei fosfati è regolata dal pH: a pH neutro si ha la massima solubilità dei fosfati mentre a pH basici e acidi si ha una precipitazione del fosforo rispettivamente sottoforma di fosfati di calcio e di ferro o alluminio.
  b) I fosfati disponibili sono quelli adsorbiti dal potere di scambio del terreno ed in equilibrio con i fosfati in fase liquida.
  c) I fosfati insolubili sono quelli che molto lentamente possono essere rilasciati nel terreno. Apatiti, fosfati di ferro e di alluminio e composti organici del fosforo sono i principali costituenti di questa frazione. Fosfati adsorbiti e fosfati in soluzione si trovano in equilibrio dinamico.
Il fosforo nelle piante

   Le piante assorbono il fosforo sottoforma di anione (H2PO4-). Lo ione fosfato nella pianta risulta molto mobile e può essere traslocato in ogni direzione.
Le foglie giovani ricevono non solamente il fosfato assorbito dalle radici ma anche quello proveniente dalle foglie vecchie. Il fosforo è presente come costituente delle membrane cellulari (fosfolipidi), negli acidi nucleici (DNA e RNA), nelle molecole di ATP e ADP, che costituiscono il sistema energetico nei sistemi biologici, e nella fitina. E’ presente anche nei semi come riserva dell’elemento da utilizzare durante la germinazione.
   Una carenza di fosforo limita la formazione di RNA e riduce la sintesi proteica. In carenza di fosforo, si ha un accumulo di composti azotati a basso peso molecolare nei tessuti vegetali. Le piante mostrano una crescita stentata, con limitato sviluppo dell’apparato radicale e steli sottili. La produzione è compromessa sia sotto l’aspetto quantitativo che qualitativo.
Fertilizzanti fosfatici
   Generalmente vengono prodotti per trasformazione industriale delle fosforiti (rocce sedimentarie fosfatiche), o per trattamento di sottoprodotti dell’industria siderurgica. I minerali fosfatici possono subire tre tipi di trattamento:
- attacco acido
- macinazione
- calcinazione
I fertilizzanti fosfatici, in funzione della solubilità e della capacità di apportare nutrienti al terreno, possono essere classificati come:
1) idrosolubili - fosfati di ammonio, acido fosforico
2) di media solubilità - superfosfati di calcio, scorie Thomas.
3) di scarsa solubilità - fosfati naturali

1) Fertilizzanti fosfatici idrosolubili
   I fosfati di ammonio. Si ottengono per neutralizzazione dell’acido ortofosforico con l’ammoniaca. Sono prodotti cristallini molto solubili, particolarmente indicati per la fertirrigazione.
MAP 12-61-0 (Fosfato Mono Ammonico);
DAP 21-53-0 (Fosfato Biammonico);
MKP 0-52-34 (Fosfato Mono Potassico).
  Il Fosfato biammonico 18-46-0 e il Fosfato monoammonico 12-52-0, anche se hanno un’elevata solubilità, non sono indicati per la fertirrigazione a causa di un elevato contenuto di insoluti (si utilizzano per la concimazione di fondo all’impianto delle colture e per la preparazione di fertilizzanti NPK).
   Acido Fosforico. L’acido fosforico o ortofosforico si produce industrialmente per reazione di scambio tra la fosforite [Ca3(PO4)2] ed acido solforico secondo la seguente reazione: Ca3(PO4)2 + 3H2SO4 -> 2H3PO4 + 3CaSO4. Questa reazione è economicamente vantaggiosa data l’abbondanza della fosforite nei giacimenti e dal fatto che il solfato di calcio è insolubile nell’ambiente di reazione e precipita, venendo separato per lisciviazione.
Opportunamente diluito (85%-75%-52%) viene utilizzato in fertirrigazione sia come fertilizzante fosfatico che come acido per la neutralizzazione dei bicarbonati nell’acqua d’irrigazione. Si utilizza anche per la produzione di fertilizzanti complessi liquidi
2) Fertilizzanti fosfatici di media solubilità.
   I perfosfati minerali o superfosfati di calcio. Si preparano facendo reagire le fosforiti con acidi. Si utilizza acido solforico per la produzione di perfosfato semplice, e si utilizza acido fosforico per la produzione del perfosfato triplo.
Vengono commercializzati due tipi di perfosfati: (Si utilizzano per la concimazione di fondo all’impianto delle colture).
   1) Perfosfato semplice, 18-20% di P2O5 (polvere) e 19-21% di P2O5 (granulare). E’ un miscuglio di fosfato monocalcico e di solfato di calcio. Contiene una buona quantità di zolfo, di calcio e di microelementi.
   2) Perfosfato triplo, 46-48 % di P2O5. E’ privo di zolfo e microelementi. Viene preparato per attacco dell’acido fosforico sulle fosforiti.
   Scorie Thomas o Scorie di defosforazione.
I minerali di ferro impiegati per la produzione dell’acciaio contengono delle impurità di fosforo che vanno eliminate per migliorare la qualità. L’ossidazione del fosforo si realizza a temperatura elevata (1500-1600 °C), in grandi contenitori rotanti rivestiti di materiale refrattario. Le scorie di defosforazione si presentano come polvere nerastra e sono caratterizzate da elevato peso specifico.
In funzione del minerale ferroso utilizzato e del processo industriale impiegato, hanno un titolo in fosforo variabile dal 12 al 20%. Contengono piccole quantità di magnesio e di micronutrienti. Si utilizzano per la concimazione di fondo all’impianto delle colture.
3) Fertilizzanti fosfatici di scarsa solubilità.
   Fosfati naturali. Vengono utilizzate le fosforiti naturali, seccate, macinate e setacciate. Si utilizzano per la concimazione di fondo all’impianto delle colture e per la preparazione di fertilizzanti organo minerali destinati all’agricoltura biologica.
POTASSIO
Il Potassio ed i fertilizzanti potassici
    Il potassio è un macroelemento (simbolo chimico K - dal latino kalium, "alcalino").
   Origine del nome
: viene dal termine francese pot (=vaso) e dal termine tedesco asche (=cenere), perché un tempo la potassa si otteneva facendo bollire ed evaporare una miscela di acqua e ceneri di vegetali in vasi metallici.
Numero atomico 19, appartiene al gruppo IA (o 1) della tavola periodica, ed è pertanto un metallo alcalino.
Peso atomico 39,102.

Il Potassio nel terreno

   Il contenuto medio di potassio della crosta terrestre è approssimativamente del 2,3%. La maggior parte entra nella composizione dei minerali primari ed è presente nei minerali secondari. Dall’alterazione di queste entità mineralogiche derivano, in condizioni naturali, le quantità del nutriente disponibile per le piante.
Il potassio può essere trattenuto dal potere di scambio del terreno (sostanza organica e argille) senza che ciò ne riduca la disponibilità per le piante. Infatti, gli ioni potassio possono essere facilmente scambiati da altri cationi e risultare più prontamente disponibili. La frazione di potassio scambiabile rappresenta una quantità variabile dall’1% al 10% del contenuto totale dell’elemento presente nel terreno. L’ammontare del potassio solubile è inferiore al 1% del contenuto della forma scambiabile.
Il potassio nella pianta
   Le piante ne assorbono quantità elevate, spesso in eccesso rispetto alle reali esigenze. E’ caratterizzato da elevata mobilità. Generalmente viene trasferito dagli organi più vecchi a quelli più giovani, preferibilmente in direzione dei tessuti meristematici. Il maggior assorbimento dell’elemento avviene durante lo sviluppo vegetativo.
L’elemento svolge numerose funzioni fisiologiche e biochimiche. Un elevata presenza di potassio nel succo dello xilema contribuisce ad abbassare il potenziale idrico delle radici, incrementando l’assorbimento dell’acqua.
   Ha un’influenza sul processo di traspirazione, aumentando il potenziale osmotico delle cellule e regolando il meccanismo d’apertura e chiusura degli stomi. Influisce sulla qualità della produzione: alla frutta conferisce maggiore sapidità e conservabilità, al tabacco miglior combustibilità ed aroma più gradevole.
In caso di carenza, i sintomi si manifestano con clorosi a chiazze e di zone necrotiche lungo i margini e le estremità delle foglie, che possono arricciarsi ed accartocciarsi in modo caratteristico.
Le piante potassio-carenti presentano indebolimento del fusto, accresciuta sensibilità agli agenti patogeni, maggior suscettibilità alle gelate.
I Fertilizzanti Potassici
    
   La scelta dei fertilizzanti potassici viene fatta in base all’anione associato al nutriente. Per le specie sensibili al cloro (tabacco, vite, fruttiferi, patata, pomodoro, cipolla, ecc), è preferibile il solfato di potassio e/o il nitrato di potassio al cloruro di potassio.
   Nei suoli caratterizzati da elevata capacità di ritenzione per il potassio si raccomanda la concimazione localizzata che consente di ridurre il contatto tra il nutriente e le superfici degli scambiatori.
I principali fertilizzanti potassici sono prodotti utilizzando sali di potassio estratti da giacimenti costituiti da carnallite (cloruro idrato di magnesio e potassio, cristallizzato nel sistema rombico), kainite (clorosolfato di potassio e magnesio, appartenente al sistema monoclino. Si rinviene in depositi salini di origine evaporitica), Silvite (Cloruro di potassio).
Sono utilizzati come fertilizzanti potassici:
Il cloruro di potassio
   E’ il più economico ed il più utilizzato tra i concimi potassici. Viene commercializzato allo stato polverulento o granulare con titolo in potassio come ossido di potassio solubile in acqua del 60%.
   Il solfato di potassio
Viene preparato industrialmente facendo reagire l’acido solforico con il cloruro di potassio. Ha titolo in ossido di potassio del 50-52%. Il contenuto massimo di cloro non deve superare il 3%; per quantità percentuali inferiori è consentita la dichiarazione in etichetta, “a basso titolo di cloro”.
   Il nitrato di potassio
E’ il migliore per la fertirrigazione ed il più costoso. E’ un fertilizzante NK caratterizzato dal 13% di azoto nitrico e dal 46% di ossido di potassio. Molto solubile in acqua, il nitrato di potassio è un fertilizzante di buona qualità, contenendo due degli elementi più importanti per la crescita e il sostentamento delle piante, il potassio e l’azoto, in forme facilmente assimilabili, viene utilizzato per la fertirrigazione in colture specializzate. Fonte: 1)La grande guida dei fertilizzanti, ARVAN. 2)Chimica del Suolo e della Nutrizione delle Piante, Edagricole.
CALCIO
Il calcio elemento nutritivo: caratteristiche e curiosità
Elemento nutritivo importante per il metabolismo vegetale. Conosciamolo un po’ meglio.
   Il calcio (simbolo chimico Ca) è un meso-elemento nutritivo dinamico che interviene nel metabolismo vegetale. E’ attivo per la regolazione dello stato colloidale del protoplasma cellulare, con effetti tuttavia antagonisti a quelli del potassio.
   Il Calcio è il componente naturale della maggior parte delle materie originarie dei suoli, presente in molti terreni in forma di carbonato, fosfato, silicato e nella sostanza organica. E’ un elemento fertilizzante fondamentale per molte piante ma non per tutte; viene somministrato quindi solo ai terreni che ne difettano o per coltivazioni di piante con specifiche esigenze. È più facile arricchire di calcio un terreno povero che eliminarlo da un terreno che lo contiene e su cui si intende coltivare piante che non lo desiderano. Le piante che non amano il calcio, quando lo trovano sul terreno, si ammalano di un disturbo chiamato clorosi, per questo le foglie ingialliscono.
   L'apporto di Calcio
aumenta nei vegetali la resistenza meccanica dei tessuti per l'azione di sostegno e rinforzo; in particolare prolunga i tempi della maturazione e la senescenza dei frutti, mantenendone integra la struttura delle pareti e delle membrane cellulari.
Le principali cause che determinano la carenza di Calcio sono:
• insufficiente dotazione dell'elemento nel terreno;
• indisponibilità a causa di pH acidi;
• eccessivo contenuto di zolfo o fosforo che legano il calcio formando composti insolubili;
• antagonismo con ioni come l’Ammonio (NH4+), il potassio (K+), il magnesio (Mg++).
Le carenze si manifestano su foglie giovani e germogli terminali che si presentano ricurvi e distorti e poi muoiono partendo dalle punte e lungo i margini.
   Un eccesso di Calcio si traduce in un minore assorbimento di Potassio, Magnesio e ione Ammonio. Suoli troppo ricchi in Calcio possono inoltre indurre problemi legati alla disponibilità di molti microelementi, in particolare ferro e boro.
   Non sempre le piante riescono a trovare nel substrato tutto il Calcio di cui hanno realmente bisogno in quanto il Calcio si muove molto lentamente nel suolo ed è assimilato solo da radici in buone condizioni, giovani e in accrescimento, quindi non sempre riesce ad essere trasferito agli organi che ne richiedono un quantitativo adeguato. Il calcio viene riportato nella composizione dei concimi come ossido di Calcio (CaO).
Curiosità e preparazione della Calce.

   Il calcio o calce si presenta in due forme chimicamente distinte: la calce viva, ossido di calcio, CaO, fortemente igroscopica e la calce spenta, idrossido di calcio, Ca(OH)2. Già i Romani ed i Fenici prima avevano imparato ad usare la calce come materiale da costruzione, mescolata con la sabbia a formare la malta. Viene descritta la produzione a partire da pietre bianche, cotte in appositi forni dove perdono peso (oggi sappiamo che è in conseguenza della liberazione di anidride carbonica). Il materiale ottenuto, la calce viva, era poi spenta gettandola in apposite vasche piene di acqua.
Preparazione
   La materia prima per la produzione della calce è il calcare, una roccia sedimentaria ricca di carbonato di calcio ( CaCO3 ) che viene estratta da apposite cave. Le Dolomiti sono storicamente e geologicamente ricche in questo senso. Può essere usato anche marmo o altri minerali.
Il materiale, grossolanamente frantumato, è introdotto in appositi forni o fornaci dove viene riscaldato a 500-1000 C° per decine di ore. In questa fase avviene un reazione chimica che porta alla liberazione di anidride carbonica e produzione dell'ossido di calcio: CaCO3 > CaO + CO2
Dopo la cottura i frammenti di pietra riducono il loro peso di circa un terzo a causa degli atomi di carbonio e ossigeno perduti, ed assumono una consistenza porosa. Essi costituiscono la calce viva che, commercializzata così com'è oppure ridotta in polvere, deve essere conservata in recipienti perfettamente ermetici, poiché è molto igroscopica.
   Per ottenere la calce definitiva, o calce spenta, il materiale viene immerso in vasche piene d'acqua dove avviene una reazione di idratazione, accompagnata da un violento rilascio di calore che frantuma le pietre (la procedura è detta spegnimento): CaO + H2O > Ca(OH)2
   Il materiale che non ha reagito durante la cottura rimane sul fondo della vasca, mentre la calce in sospensione (grassello di calce) viene prelevata per mezzo di un canale comunicante con una vasca di raccolta. La miscela acquosa ottenuta può essere utilizzata subito in cantiere oppure può essere imballata in sacchi ermetici e conservata per anni. L'acqua che si separa dalla miscela è detta latte di calce.
   Una volta che la calce si è essiccata, a contatto con l'anidride carbonica presente nell'atmosfera inizia un lento processo che la trasforma in calcare (carbonatazione), il composto originario dal quale è stata prodotta. La reazione è: Ca(OH)2 + CO2 -> Ca(CO3) + H2O
Impieghi.
   La calce viva è usata: per trattare le acque per ridurre l'acidità, nella depurazione per rimuovere i fosfati ed altre impurità (flocculante) e per desolforizzare i gas di scarico, nella fabbricazione della carta per dissolvere le fibre di legno, come candeggiante e sbiancante, per disinfettare ambienti. In agricoltura per correggere i terreni acidi.
   La calce spenta è usata: come materiale da costruzione unita alla sabbia, nella concia delle pelli, nell'industria petrolchimica per produrre additivi per lubrificanti, per la neutralizzazione e l'assorbimento di inquinanti, per il trattamento dell'acqua usata nell'industria alimentare, per correggere l'acidità dei terreni, in agricoltura, unita al solfato di rame è usato come anticrittogamico (poltiglia bordolese).
Una fonte quasi pura di carbonato di calcio è necessaria per la raffinazione dello zucchero. Deve contenere almeno il 95% di carbonato di calcio (CaCO3) ed avere un basso tenore di magnesio.